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Questura. Non sono una talpa. Parla il funzionario di Agrigento accusato di avere passato notizie riservate.
Notiziario di Venerdì 17 Marzo 2006

Ha destato scalpore, ma anche polemiche, la vicenda della presunta talpa alla Questura di Agrigento. Una inchiesta delicata che vede coinvolto un funzionario civile dell'ufficio che secondo la DDA di Palermo avrebbe passato informazioni riservate ad un cognato, arrestato nell'operazione antidroga San Calogero del luglio 2005. In realtà la vicenda parte da molto lontano, addirittura dal 1997. E in tutti questi anni il funzionario, che ha sempre goduto della stima e della fiducia dei colleghi e dei superiori, non è stato nè sospeso nè rimosso dall'incarico. Un dato sul quale la difesa conta molto per dimostrare l'estraneità dei fatti dell'uomo. Vediamo.
Rifiuta l'etichetta di essere una talpa, respinge l'accusa di avere passato informazioni riservate di indagini della Squadra Mobile al cognato, Ignazio Massimino, arrestato nell'operazione San Calogero del luglio 2005. Michelangelo Battaglia, funzionario civile della Questura di Agrigento, è un uomo deciso ad andare avanti. Ieri ha avuto notificato dalla DDA di Palermo l'avviso di chiusura delle indagini a suo carico. L'accusa è grave: rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento. Una vicenda datata nel tempo che parte nel 1997, quando il pentito Salemi, interrogato dai PM della DDA, fa il nome di un certo Calogero Castronovo quale vice rappresentante di Cosa Nostra in provincia. Gli inquirenti piazzano cimici all'interno dell'autosalone di Castronovo al Quadrivio Spinasanta. Nel febbraio del 98 gli investigatori intercettano una conversazione tra Castronovo e Ignazio Massimino sin'allora sconosciuto alle forze dell'ordine, il quale rivela a Castronovo che in questura c'è "...un certo movimento" e di averlo appreso dal cognato. Michelangelo Battaglia fa presente al questore dell'epoca e a quelli che nel frattempo si succedono, la sua situazione, di avere un familiare indagato e di non averlo mai saputo. Ma Battaglia gode della fiducia e della stima dei colleghi e dei suoi superiori. E pertanto rimane al suo posto, anche in questi giorni. E oggi affida la replica al suo legale, l'avvocato Salvatore Pennica, con un documento nel quale si dichiara completamente estraneo ai fatti. Al magistrato titolare dell'inchiesta. Costantino De Robbio, intende dimostrare al più presto la propria estraneità alle accuse contestate. Ed ha già chiesto al PM di essere interrogato per provare, documenti e carte alla mano, l’infondatezza dell’accusa avanzata dalla Squadra mobile e dai carabinieri. Secondo l’avvocato Pennica, l’avere contestato solo adesso il presunto reato, e non avere nè sospeso nè rimosso Battaglia dall’incarico in Questura, è la prova della inconsistenza dell’indizio e del comportamento irreprensibile del funzionario. Siamo certi, conclude l’avvocato Pennica, che il dottor De Robbio, di cui e’ nota l’onesta’ intellettuale, apprezzera’ le prove che proporremo al cospetto del suo ufficio per stralciare la posizione di Battaglia con l’archiviazione. Al momento Battaglia non puo’ essere sospeso dal servizio perche’ non e’ rinviato a giudizio e siamo certi che non lo sara’.
 
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